Se non sai da dove vieni, non sai nemmeno dove stai andando.

Avessi un muro lo scriverei. O meglio citerei. E adesso lo scrivo qui.

Scrivo, perchè non ho alternative, non per fare l’alternativo che scrive.

Scrivo e vengo da un mondo dove scrivere non aveva i rumori della tastiera, ma il silenzio del foglio bianco. Scrivo, senza mai avere l’eleganza del corsivo. Scrivo da quando nemmeno si diceva scrivo, ma si teneva il diario.

Vengo dal sentirmi a disagio ovunque, dallo sfigato in classe, dal cresci bene che ripasso, dal come mi vesto sto sempre male, dal come ti vesti mi piaci sempre.

Vengo dai pantaloni larghi non per moda, dalla musica col boom bap, dal cappellino, dalle felpe giganti e dal vero riconosce il vero.

Vengo dalle scritte sui treni, dall’odio tutti, dal cambiare le regole, dal do it yourself, dal non lo fai te allora ci penso io.

Non sono mai stato: uno che. Non sono mai stato uno. Magari fossi equilibrato. Vengo dall’insicurezza, indecisione convinta, imperfezione perfetta.

Vengo da quella cosa che brucia ancora, dalla rabbia che non se ne va, dal voler bene a tutti nonostante tutto. Dalle contraddizioni. Dal forse no.

Vengo da li e arrivo a contare le parole, a non essere primo ma scrivere solo in numeri primi.

Vengo da li e ho imparato ad amare ogni spazio come se fosse casa. Sempre casa mia.