La psicologa – Ep. 03

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Buongiorno signor Tencopolis. Sono Silvia. Mi perdoni…”.
“Silvia, cos’hai? Sono le sei e un quarto. Non stai bene?”
“Le chiedo scusa. Ma ero d’accordo con Davide che mi avrebbe accompagnata a un colloquio di lavoro. Credo non si sia svegliato”.
“Lo butto giù subito dal letto. Non preoccuparti, arriva. Dovessi mandartelo lì a pedate nel didietro”.
Sei e trenta Davide era da me.
“Scusa scusa scusa. Sono un coglione Silvia scusa”.
“Dai parti! Se arrivo in ritardo, comincio la prova già svantaggiata”.
“Se metto la tua preferita dei Motel Connection, mi perdoni?”
“Metti quello che ti pare”.


Feel the sun, that shine
So feel that sun liquefying
Hear your sough in time
So hear the sound that survives

Feci in tempo solo a sentirne l’inizio, poi mi estraniai completamente col pensiero.
Non sentii la musica durante il tragitto. Era come se fossi sorda. Avevo solo voglia di vomitare. E Davide stava correndo come un pazzo.
Alle otto meno dieci ero in fila con gli altri. Tutti all’incirca della mia età. Tutti piuttosto agitati. E di fronte a noi, lo stanzone immenso.


Intorno alle nove ci fecero compilare un mazzetto di fogli con i nostri dati anagrafici.
Poi ci spiegarono come si sarebbero svolti i test. Prima quello psico-attitudinale della durata di un’ora: chi di noi l’avrebbe passato, avrebbe poi fatto un colloquio collettivo.
Sapevo che avrei avuto solo sessanta minuti, dal loro “ORA!”. E le pagine da completare erano quindici. Quattro minuti a pagina, compilarne correttamente l’ottanta per cento o sei fuori.
La signora con le caviglie gonfie e gli occhiali sulla punta del naso passeggiava tra i banchi sulla destra. Un uomo più giovane faceva lo stesso a sinistra. Di fronte a noi, un uomo più vecchio, impassibile e col viso rigido impugnava la penna come un cecchino.
L’orologio corse via veloce e quando ci dissero “STOOOOOOOP! Mettete giù le penne” a me mancavano quattro pagine intere.
Quattro pagine vergini.

 

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