Lavorare in un’azienda meccanica che prende pezzi di ferro grezzi e li trasforma in pezzi di ferro puliti e forati mi ha messo vicino a delle cose di cui, da educatore, nemmeno sapevo l’esistenza.

Trapano? Punte di ferro? Compressori?

No, non quello. Magari.

Quello che ho imparato è stato il trattare sui soldi. L’ho imparato bene, ti chiederai.

No, anzi. Sono quasi peggiorato.

E l’ho capito il giorno che, prima di portarmi via la barca dal capannone del biondo, ho contrattato il prezzo con lui.

Ogni cosa ha un costo. Quel pezzo di legno aveva un valore che era molto più semplice di quello che pensavo.

E’ il simbolo dell’inizio. Del progetto iniziale, quello vergine da ogni pensiero economico. Dell’amicizia di chi mi ha prestato il suo tempo, la sua casa e le sue birre, per pensare a come farlo. Dei morsetti e della colla vinilica. Dello stare insieme a guardare e decidere. Sbagliando, ovviamente.

Mentre svito le prime viti insieme a Paolo ripenso a quella trattativa, alle viti dell’officina dei miei, alla vita che cambia.

E svitando mi accorgo che va bene così, vanno bene anche i morsetti di Richi e l’ingenua incoscienza nel fare qualcosa più grande di me, di te e di tutto quello che di normale c’era!