La barca ep. 05

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Sto andando dal Gigino. Gli ho portato la barca una settimana fa e già è pronto il divano.

Sono eccitato. Ho visto le foto ma non so se sarà così bella come volevo.

Sono sempre sul camion di mio padre. E vado da un amico di mio padre.

L’equazione ha un solo risultato: senza mio padre, il Gildo, questa barca non ci sarebbe. Ed è vero. Ho un rapporto difficile con lui. Quasi impossibile negli ultimi anni. Ma rimane, come tutti i padri, una figura fondamentale nella mia crescita. Ripenso ad alcuni episodi, belli o brutti, sempre mentre guido verso il Gigino. Anche lui un personaggio che, come il Gildo, non ti scordi facilmente. Lui e il suo fritto misto che mi cucinava a qualsiasi ora e lo mangiavamo bevendo vino rosè frizzante e di dubbio gusto.

Scorrono veloci i personaggi incontrati grazie a mio padre. Alcuni sono indimenticabili. Come L’Adri. Il Balestra. Altri sono dentro di me. Come le notti all’ippodromo io, mio padre e lo Zio Brik.
Mio Zio è poco più vecchio di mio padre. Piccolo e magro. Con i baffi bianchi e sempre mezzo ubriaco. Gridava sempre. Gridava si, ora forse è troppo vecchio anche per gridare. Aveva sempre una frase per ogni situazione.

Mio padre più o meno è come lui. Con i baffi neri e sempre mezzo ubriaco. Almeno finché il fegato glielo ha permesso. Ride sempre e ha un occhio mezzo chiuso per via di una caduta dal balcone quando aveva 3 anni. Difficile non ricordarselo. Difficile non aver passato qualche minuto con lui al bancone di un bar. Difficile pensare che possa invecchiare. Invece, come l’ippica, anche lui e lo Zio Brik sono invecchiati. E anche io. Senza baffi, con gli occhi aperti, ma sempre mezzo ubriaco e pure io, se posso, rido sempre.

Le bettole. L’ippodromo.
Non ho mai capito cosa mi piacesse. Alla fine a 12 anni giocavo 2000 lire a corsa. I cavalli non li conoscevo. Ma li sceglievo leggendo attentamente il giornale. E finiva sempre allo stesso modo. Non vincevo mai.
Mio padre passava il tempo tra una corsa e l’altra a leggere il giornale al bar dell’ippodromo. Quello più figo che aveva anche lo spumante. E finiva sempre allo stesso modo. Non vinceva mai.

Una delle prime volte gli chiesi quanto aveva vinto. Mi rispose “Sono andato a pari”. Non era vero, ma facevamo finta di si. Prima, dopo e durante la gita all’ippodromo era contento. Le scommesse per me sono lui e mio zio che cazzeggiano al bar parlando male dell’inter, del fantino o del cavallo. Sono loro che mi prendono in giro perchè alla mia età non capivo niente.
Le scommesse per me son sempre: “Andare a pari”.
“Se giochi bene, perdi poco… e se perdi poco hai praticamente vinto”.

Nella mia vita mio padre mi ha insegnato a godermi alcuni piaceri della vita: il bere, il giocare e il prendere per il culo la vita ( o la morte ), che tanto alla fine vince sempre lei, ma almeno ti sei divertito.

Sono arrivato. Suono, arriva il Gigino. Urla: “Bevi qualcosa?”. Rido. Non riesco a dire di no. Rido.